Coronavirus, tra riflessioni e mascherine

Dopo tanto tempo di inattività del sito, riprendo con la pubblicazione degli articoli.

In una situazione di emergenza, come quella che stiamo vivendo, è bene fare un po’ di chiarezza riguardo al Coronavirus, il nemico microscopico e invisibile ai nostri occhi che ci troviamo ad affrontare. Fino a 4 mesi fa, nessuno si sarebbe mai aspettato di essere obbligato a cambiare le proprie abitudini di vita, a non poter uscire di casa se non per dei motivi validi (che tutti conosciamo), a non poter andare a lavoro, ad eccezione delle categorie di lavoratori che ci stanno permettendo di andare avanti e sopravvivere (vedi personale sanitario, dipendenti dei supermercati, forze dell’ordine, ecc.).

Ma ora arriviamo al nocciolo della questione: cos’è il Covid-19?

Per Coronavirus si intende una tipologia di virus che, osservati al microscopio elettronico, assumono l’aspetto di una corona solare. I Coronavirus, normalmente, rientrano nella categoria dei cosiddetti “virus da raffreddore comune” e sono la seconda causa di virus, dopo i Rhinovirus, a provocare il classico raffreddore. La “corona” che circonda il virus, costituita da glicoproteine, gli permette di resistere alle condizioni del tratto intestinale e di diffondersi per via oro-fecale.

Categorizzando il Coronavirus nei “virus da raffreddore comune”, non è mio intento sminuire il suo grado di pericolosità, poiché, nel nostro caso, ci troviamo davanti ad un ceppo diverso, nuovo rispetto a tutti quelli precedentemente isolati in laboratorio, che è stato denominato Covid-19 (“Co” = corona, “vi” = virus, “d” = disease e “19” = anno di identificazione).

Nel caso del Covid-19, parliamo di un ceppo particolarmente virulento, che provoca sintomi inizialmente associabili ad una comunissima influenza (a volte raffreddore, tosse secca, mal di gola, può presentarsi diarrea), per poi evolvere in gravi difficoltà respiratorie, polmonite e, in alcuni casi, purtroppo, morte. La buona notizia è che la maggior parte delle persone non arriva a sviluppare i sintomi riconducibili ad un immediato ricovero in ospedale, ma l’attenzione per limitare il contagio deve essere comunque elevata. Uno degli obiettivi principali, infatti, è quello di preservare le categorie più deboli, come gli anziani, i bambini o i soggetti immunodepressi.

 Le particolarità di questo ceppo sono:

  • La capacità elevata di virulenza, che porta alla saturazione dei reparti di terapia intensiva, dei quali il sistema sanitario italiano purtroppo è carente;
  •  Il fatto che riesca a mettere in difficoltà anche il sistema immunitario di una persona giovane e in salute;
  • La frequenza dei soggetti asintomatici, ossia coloro che risultano positivi al test, che possono contagiare le persone con cui vengono a contatto e che, come dice il termine, non presentano sintomi. Si può facilmente intuire come una persona asintomatica sia un problema di grande rilevanza, in quanto, non presentando sintomi e sentendosi in piena salute, non sarà mai sottoposto al test, e quindi continuerà ad andare a fare la spesa, ad esempio, con il rischio di contagiare qualcuno.

A questo punto, risulta di grande importanza l’utilizzo di mascherine che limitino il contagio quando si esce di casa per motivi di lavoro, per esigenze particolari (come l’acquisto di farmaci) o per fare la spesa (ovviamente non tutti i giorni!). Ora analizziamo la questione delle mascherine…

Sappiamo tutti che in commercio sono presenti diversi tipi di mascherine, basta andare a fare la spesa o guardare un telegiornale, che possiamo vedere ogni tipologia di mascherina, chi più ne ha, più ne metta! Per non parlare del modo in cui alcune attività stiano lucrando sulla loro vendita, con dei prezzi esorbitanti. Apprezziamo e ringraziamo, invece, tutte quelle attività che per sostenersi hanno deciso di creare mascherine a prezzi accessibili per la popolazione, o addirittura chi le crea per donarle.

Quindi, quanti tipi di mascherine esistono? Ecco uno schema per capire meglio:

Osservando l’immagine, possiamo capire come tutte le mascherine con valvola (FFP2 o FFP3) filtrino in gran parte l’aria che inspiriamo, ma facciano fuoriuscire l’80% dell’aria espirata senza filtrarla. L’utilizzo di questo tipo di mascherine non è per niente indicato…  Provate ad immaginare cosa succederebbe se la indossasse un asintomatico (che non sa di esserlo)!

Le mascherine della tipologia FFP2 ed FFP3 senza valvola sono indicate, in quanto l’aria espirata è filtrata, e quella che viene inspirata ha una percentuale di filtrazione alta (entrerebbe solo il 18% o il 5% di aria non filtrata).

Le mascherine chirurgiche proteggono soprattutto gli altri, perché, come possiamo vedere, l’aria emessa non filtrata è dello 0%, quindi è totalmente filtrata in uscita. Il problema è dato dal fatto che con questo tipo di mascherina inaliamo l’80% dei virus e batteri presenti all’esterno, quindi la protezione individuale è scarsa.

In conclusione, per proteggerci e per proteggere gli altri, si possono utilizzare le FFP2/FFP3 senza valvola, oppure le mascherine chirurgiche. Sì, proprio le mascherine chirurgiche che permettono la fuoriuscita dell’80% dell’aria non filtrata, anche se sembra una contraddizione!

Riflettiamoci un attimo…

Se TUTTI, e dico TUTTI, indossassimo le mascherine chirurgiche (che tra l’altro sono le più convenienti), l’aria in uscita sarebbe priva di contaminanti virali (vedi sopra) e, quindi, inspirando, il virus non riuscirebbe ad entrare nelle nostre vie respiratorie.

Detto tutto questo, spero che l’articolo vi sia stato utile e vi abbia fatto riflettere su alcune cose, a cui magari non avevate prestato particolare attenzione. Il consiglio che posso dare a tutti è sicuramente quello di restare a casa IL PIÙ POSSIBILE e di uscire solo quando è strettamente necessario. Insieme, stando attenti alle buone norme di igiene e nel rispetto degli altri, possiamo uscire da questa situazione!

SARDEGNA NUTRIZIONE SANA

Dott.ssa Michela Deriu

Sono una Biologa abilitata all’esercizio della Professione. Mi sono laureata in Scienze Biologiche (L-13) presso l’Università degli Studi di Sassari e ho proseguito poi i miei studi nella stessa Università, conseguendo la Laurea Magistrale in Biologia Sperimentale ed Applicata (LM-6). Per approfondire le tematiche nel campo della sicurezza alimentare, ho seguito il corso di aggiornamento professionale “Il Consulente per l’Igiene degli Alimenti e Gestione del Sistema HACCP”. Seguo costantemente Corsi di Aggiornamento per approfondire varie tematiche legate all’alimentazione. Sono esperta in Nutrizione, e questa mia passione per l’alimentazione sana ed equilibrata mi ha spinta alla scoperta dei segreti sulle pietanze maggiormente presenti sulle tavole in Sardegna. Vi chiederete il motivo per cui mi riferisco in maniera specifica alla Sardegna… Inutile dire “perché è la mia isola”! Prendo in considerazione la Sardegna perché è una delle regioni più longeve al mondo, con un record di ultracentenari non indifferente, quasi impossibile da trovare nel resto d’Italia. I segreti di questo “elisir di lunga vita” sono da ricercare, sicuramente, in diversi fattori, come quello genetico in primis, ma senza dimenticare quello ambientale e di natura ALIMENTARE.